La notizia che ai Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti sia stato vietato l’utilizzo di alcune espressioni nella preparazione dei documenti di programmazione per il 2019 ha fatto il giro del mondo. Tra i concetti vietati c’è anche l’espressione evidence-based medicine. Molti nemici, molto onore, dice un proverbio e, per certi aspetti, il fatto che la medicina delle prove non stia simpatica al presidente miliardario potrebbe essere una buona notizia.
Ma potrebbe essere la conferma di una situazione pericolosa, di un rischio reale per la società civile non solo statunitense. Che le evidenze che derivano dalla ricerca (possibilmente indipendente e rigorosa) siano valutate alla luce dei valori espressi o comunque sentiti dai cittadini è necessario e, peraltro, considerato un passaggio obbligato anche da chi si richiama alla EBM. Però, questo non può tradursi in una soggezione della comunità scientifica nei confronti della politica.
Le reazioni alla (non confermata ma non smentita) direttiva del Governo statunitense sono state unanimi nel ribadire l’ovvia importanza che la ricerca scientifica e gli enti istituzionali si richiamino al primato delle evidenze. Almeno questa è una buona notizia.

Guai a nominare la EBM. Un commento su Quotidiano sanità