Da Iain Chalmers, Fiona Godlee, Francesco Perrone, Paolo Bruzzi, Giuseppe Traversa, Alberto Tozzi, Tom Jefferson, David Healy, Peter Doshi e David Tovey è giunto un messaggio chiaro: non solo è eticamente inaccettabile che i dati della ricerca non siano resi pubblici, ma è necessario un cambiamento di rotta. Troppi studi non valgono nulla: serve soltanto la ricerca utile alle persone sane e malate.