David ToveyDavid Tovey
Editor in Chief, The Cochrane Library

Nel 2003 il British Medical Journal, con un articolo di Ray Moynihan, definisce la prima policy sui finanziamenti delle ricerche a fini commerciali, che in sostanza – sottolinea David Tovey, editor in chief della Cochrane Library, in apertura del suo intervento alla Riunione annuale 2013 dell’Associazione Alessandro Liberati - Network italiano Cochrane – è quella tuttora di riferimento. La dichiarazione di eventuali conflitti d’interessi, seppur necessaria, si dimostra tuttavia strumento insufficiente a garantire la trasparenza delle review. In dieci anni di dibattito hanno preso corpo vari progetti per una maggior trasparenza in ambito sanitario, come DECIDE, e la Cochrane Collaboration ha elaborato una nuova policy sulle sponsorship commerciali, rivolta ad autori e revisori, ufficialmente in vigore da gennaio 2014.

In particolare la Cochrane, che da sempre collabora con gli utenti, s’impegna a mettere a disposizione il registro completo dei protocolli di revisione, a partire dalla fase di registrazione del titolo sino alla pubblicazione della review. Viene dunque istituito un database di report dettagliati delle ricerche, in cui siano esplicitati gli eventuali contributi degli autori.

How trasparent is Cochrane now?

Come rintracciare i bias nelle pubblicazioni? Senz’altro richiedendo i protocolli dei trial ed esaminando a fondo i registri, quindi verificando la riproducibilità dei dati. Poi, come suggerisce Ben Goldacre in Bad Pharma, si dovrebbero rendere noti i nomi degli eventuali responsabili di “distorsioni” e pubblicarne i contatti nella review stessa. Una peer review completamente open è senz’altro garanzia di trasparenza: risposte e commenti rivestono un ruolo di rilievo e devono pertanto essere pubblicati.

E dal punto di vista degli utenti della Cochrane? Tovey ribadisce l’importanza di fornire loro un’informazione accessibile, comprensibile e affidabile. A partire da febbraio 2014 le pubblicazioni della Cochrane saranno completamente open access, secondo il modello “green” oppure “gold” (o author’s pay).

Chi deve decidere della propria salute deve poter accedere facilmente ai risultati delle ricerche, come ha sempre sostenuto Alessandro Liberati. Questo è l’intento dei “Plain Language Summaries”, che consentiranno di effettuare ricerche secondo modelli flessibili, adatti all’esigenza del singolo e in più lingue (da un’analisi degli indirizzi IP di chi effettua le ricerche si evince che il 30% è di lingua spagnola, francese o tedesca). I Cochrane Summaries sono stati elaborati negli ultimi due anni secondo un registro e un linguaggio semplici, l’approccio GRADE per la valutazione qualitativa delle evidenze, e prevedono l’utilizzo di intestazioni sintetiche che evidenziano il contenuto in maniera chiara, senza ambiguità né omissioni.

Paul Glasziou ha sottolineato la lacunosità delle descrizioni dei metodi applicati nei trial e nelle revisioni. Ci troviamo dinanzi a due grandi sfide: quella della campagna AllTrials per la completa trasparenza dei dati delle ricerche, e quella per l’individuazione di un modello di review più appropriato ed efficace. Per far fronte alla prima è necessario acquisire ancora conoscenze ed esperienze; per la seconda probabilmente è opportuno considerare un ventaglio di tipologie di review (veloce, convenzionale, IPD) che adattino il processo editoriale (che in media dura 3 anni) al singolo contesto. Secondo il famoso blogger John Brassey, per una review bastano giorni, ore, mentre secondo lo stesso Glasziou non servirebbero più di 2-3 settimane.

The main challenges

Le revisioni sistematiche si sono arricchite in complessità e nuove domande, e costituiscono un terreno molto competitivo. Come ridurre i task, e quindi semplificare il processo di review? Senza dubbio conducendo revisioni sulla qualità, sull’accuratezza dei test diagnostici, nonché delle meta-analisi della rete Cochrane.

La Cochrane Collaboration intende realizzare due importanti obiettivi entro il 2020: produrre evidenze e renderle pienamente accessibili. E intende farlo attraverso un processo attivo di definizione delle priorità, coinvolgendo cioè direttamente le persone e indagandone bisogni e perplessità. La strategia – ribadisce Tovey chiudendo il suo intervento – è rispondere al meglio alle necessità degli utenti, e, quindi, a quelle degli sponsor, con revisioni tempestive e aggiornate, di qualità, scritte con un linguaggio di facile comprensione e presentate (o tradotte) in più lingue, garantendo la diffusione, la trasparenza e l’accessibilità dell’informazione. Con l’auspicio che le aziende, in futuro, si facciano promotrici di studi clinici sull’efficacia piuttosto che sugli effetti delle terapie.

Bibliografia

Moynihan R. Cochrane at crossroads over drug company sponsorship. BMJ2003; 327: 924

Goldacre B. Bad Pharma: How Drug Companies Mislead Doctors and Harm Patients, 430 pp, 2012, Fourth Estate (UK)

Resoconto a cura di Livia Costa.