Giuseppe Traversa
Centro nazionale Ricerca e valutazione preclinica e clinica dei farmaci
Istituto superiore di sanità

Nella relazione che ha chiuso la sessione mattutina, Giuseppe Traversa ha fatto il punto su cosa ragionevolmente ci si possa aspettare dalle partnership pubblico-privato e quali strumenti potrebbero essere adottati per facilitare le attività di ricerca e la disponibilità di informazioni.

Premesso che gli investimenti pubblici hanno un impatto rilevante sullo sviluppo di farmaci e tecnologie sanitarie – soprattutto indirettamente, attraverso ricerche successivamente utilizzate per brevettare i prodotti – esistono evidenti tensioni tra pubblico e privato nella valutazione di innovatività e del giusto prezzo da assegnare ai prodotti della ricerca, oltre che nella stessa definizione del livello di evidenze necessario per la registrazione dei prodotti (ciò che a volte si traduce in decisioni controverse all’interno degli stessi enti regolatori).

Riconoscendo le differenze negli obiettivi di sanità pubblica e industria, bisognerebbe tenere alta la guardia rispetto ai rischi di conflitti di interesse, che possono snaturare gli obiettivi di sanità pubblica creando dei meccanismi di partnership certamente non virtuosi. In generale, non bisognerebbe pretendere dalle partnership pubblico-privato ciò che potrebbe confliggere con i rispettivi obiettivi (ad esempio, promuovere ricerca che porti all’uso di farmaci efficaci ma con bassa redditività – vedi bevacizumab nell’edema maculare).

Il pubblico potrebbe aiutare la ricerca, sia privata che pubblica, attraverso modifiche normative: ad esempio con il rimborso SSN dei farmaci fuori indicazione negli studi indipendenti; abolendo assicurazioni aggiuntive per gli studi a basso rischio; dando continuità ai bandi di ricerca indipendente AIFA; utilizzando i risultati della ricerca indipendente anche per richiedere nuove indicazioni). Un importante contributo alla ricerca potrebbe anche venire dalla disponibilità dei dati prodotti all’interno del SSN sull’uso dei farmaci e sugli esiti clinici in modo da favorire, oltre all’appropriatezza d’uso, una maggiore comprensione sui bisogni inevasi per indirizzare la ricerca.