Il mondo della ricerca scientifica internazionale sta assistendo con preoccupazione alle conseguenze delle politiche della nuova amministrazione presidenziale statunitense. Le recenti decisioni, in particolare quelle relative ai diritti civili, stanno minacciando i progressi compiuti negli ultimi decenni in termini non soltanto di rispetto ma anche di promozione delle diversità, dell’uguaglianza e dell’inclusione. Un esempio lampante è nelle norme che penalizzano le popolazioni storicamente sottorappresentate, tra cui quelle afroamericane, proprio in un momento in cui nuove evidenze scientifiche mostrano chiaramente i benefici di una forza lavoro sanitaria diversificata, come sottolineato da un recente editoriale pubblicato sul New England Journal of Medicine. Diversi studi hanno evidenziato che la vita media della popolazione nera negli Stati Uniti aumenta in modo significativo nei luoghi con una maggiore presenza di medici di colore. Questa è solo una tra le molte dimostrazioni dell’importanza di una sanità inclusiva e rappresentativa.
Le politiche dell’amministrazione Trump andando nella direzione opposta, rischiano di compromettere questi progressi. Il nuovo presidente ha infatti revocato le norme che risalivano al 1965 e che vietavano al governo federale discriminazioni basate sull’etnia, il credo religioso, il colore della pelle o l’origine nazionale. Le nuove direttive su diversità, equità e inclusione hanno un impatto diretto sulla formazione universitaria, in particolare nelle facoltà di medicina, con conseguenze che si faranno sentire sul breve, medio e sul lungo termine. Si tratta di un indirizzo che rischia di compromettere drammaticamente la qualità dell’assistenza, soprattutto per le persone provenienti da gruppi etnici e sociali emarginati.
Anche la ricerca scientifica sta subendo gravi colpi, come dimostrano le recenti direttive che impongono la rimozione di termini come “donna” e “disabilità” dai progetti finanziati dal governo. Queste nuove regole comprometteranno la raccolta di dati fondamentali per comprendere le differenze nelle risposte ai trattamenti sanitari tra diverse popolazioni. Anche la rimozione di linee guida fondamentali da parte della Food and Drug Administration, ha enormi implicazioni per la salute pubblica e per l’equità nella ricerca. Per esempio, rende molto più difficile valutare l’efficacia dei farmaci su tutti e in particolare sulle donne e sulle minoranze etniche.
Inoltre, le decisioni prese dall’amministrazione Trump riguardo alla sanità pubblica stanno portando a conseguenze importanti per le agenzie federali statunitensi che giocano un ruolo cruciale nella protezione della salute della popolazione. L’orientamento politico attuale ha portato a significativi tagli al personale, colpendo in particolare i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), la Food and Drug Administration (FDA) e i National Institutes of Health (NIH), con effetti distruttivi per le loro capacità operative e per l’efficacia dei loro programmi.
Recentemente, circa 750 dipendenti dei CDC hanno ricevuto lettere di licenziamento, e solo pochi giorni prima, la direzione dell’agenzia ha comunicato che circa il 10% della forza lavoro, pari a circa 1.300 persone, sarebbe stata licenziata. Questa drastica riduzione del personale mette a rischio funzioni essenziali, come il monitoraggio e la gestione delle malattie, fondamentali in un periodo già critico per la salute pubblica. Il personale ridotto non potrà più sostenere adeguatamente il lavoro di prevenzione, monitoraggio delle epidemie e risposta rapida a emergenze sanitarie. In un’ottica di salute globale, è evidente che queste decisioni avranno conseguenza sui sistemi e i servizi sanitari di tutto il mondo.
Anche i National Institutes of Health (NIH), l’agenzia che coordina gran parte della ricerca sanitaria negli Stati Uniti, hanno subito danni ingenti. Tra 1.000 e 1.200 dipendenti sono stati licenziati, tra cui molti lavoratori coinvolti nella revisione e gestione dei fondi per la ricerca esterna, ovvero quella che finanzia le università, i centri di ricerca e gli ospedali. L’NIH gestisce un budget annuale di circa 48 miliardi di dollari, gran parte dei quali destinato alla ricerca fondamentale per la cura delle principali cause di morbilità e mortalità, dal cancro alle malattie cardiovascolari e neurologiche. Fare a meno dell’apporto di un così alto numero di ricercatori significa rallentare significativamente il progresso della ricerca di base e clinica, con ricadute dirette sulla salute della popolazione.
La Food and Drug Administration (FDA), che supervisiona la sicurezza e l’efficacia dei farmaci e dei dispositivi medici, ha anch’essa subito tagli che hanno coinvolto i ricercatori e il personale deputato all’approvazione di medicinali e device. Anche un insufficiente dotazione di personale presso l’agenzia regolatoria più importante del mondo potrebbe rappresentare un rischio per la salute pubblica, anche per l’inevitabile rallentamento dell’approvazione e introduzione nella pratica clinica dell’innovazione utile.
In questo scenario, la comunità scientifica ha una responsabilità fondamentale. Alcune personalità della ricerca e della clinica si sono schierate contro queste politiche ed è esemplare – a questo riguardo – la scelta della direzione di alcune riviste accademiche che, come The Lancet o The BMJ, si sono apertamente schierate contro le decisioni della nuova presidenza statunitense, sottolineandone i rischi e chiedendo la loro revisione. In generale però purtroppo non sembra che la comunità scientifica nel suo complesso abbia preso una posizione decisa. È necessario, a nostro avviso, prendere una posizione forte contro le politiche di Trump, sollecitando a esprimersi anche quella parte della medicina accademica che ha scelto di non opporsi a queste incredibili decisioni.
Nonostante il panorama politico e sociale attuale sia preoccupante, vanno raccolti e sostenuti i segnali di resistenza che giungono per esempio da quelle università statunitensi che hanno scelto di continuare a difendere la propria indipendenza e, in particolare, i diritti delle minoranze, opponendosi alle politiche discriminatorie. Questi atti di disobbedienza civile sono cruciali in un momento in cui le istituzioni federali sembrano allontanarsi dai principi di tutela della salute, di equità e di inclusione. Tuttavia, l’assenza di una risposta unitaria da parte della comunità scientifica e medica resta uno dei problemi più urgenti da affrontare: il mondo della sanità ha il dovere di non rimanere in silenzio e di sostenere l’indipendenza della ricerca e della cura da ogni ideologia autoritaria.
Nel lungo periodo, queste posizioni potrebbero anche disincentivare le future generazioni a lavorare nella sanità pubblica e nella ricerca medica. La riduzione dei finanziamenti per la formazione e la ricerca potrebbe portare a una carenza di professionisti qualificati in un settore cruciale per il benessere della società. L’assenza di risorse adeguate potrebbe quindi avere un impatto rilevante sulla capacità non soltanto degli Stati Uniti di affrontare le sfide sanitarie future, rallentando lo sviluppo di strategie di prevenzione e di nuove terapie che potrebbero dare sollievo alla popolazione mondiale.




