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Insegnare ai bambini e ai ragazzi a pensare in modo critico sulla salute: cosa abbiamo imparato?

Sei relatori che si stanno occupando di come diffondere la health literacy hanno provato a rispondere nell’ambito di una tavola rotonda.

Sei relatori che a livello internazionale si stanno occupando di come diffondere la health literacy hanno provato a rispondere a questa domanda nell’ambito di una tavola rotonda intitolata “Interventi educazionali per migliorare l’abilità di prendere decisioni informate sulla salute degli studenti di scuola primaria e secondaria” che si è tenuta il 10 novembre scorso online.

I moderatori della tavola rotonda, Tammy Hoffman e Andrew Oxman, hanno sollecitato i sei relatori a discutere gli interventi educazionali di cui si stanno occupando, con riferimento alle motivazioni alla base degli interventi, alle lezioni apprese, alle difficoltà nel coinvolgimento delle scuole e a eventuali idee su come superare queste difficoltà.

Qui ci limitiamo a riportare alcune osservazioni emerse dalla discussione:

  • Declan Devane (progetto START) ha sottolineato come la competenza del pensiero critico necessiti di essere inserita in modo sistematico nel curriculum scolastico della scuola primaria e secondaria, più propensa, di questi tempi, all’insegnamento analitico o memorizzazione di fatti/concetti che al ragionamento critico su questi ultimi.
  • Allen Nsangi, ricercatrice e membro del gruppo Informed Health Choices (IHC), ha sottolineato come in Uganda la necessità del progetto è scaturita dalla necessità di educare la popolazione al concetto di prova scientifica e di decisione informata, in un contesto dove spesso predomina l’esperienza personale o l’usanza.
  • Sarah Rosenbaum, membro del gruppo IHC, che sta collaborando ad uno studio randomizzatodi valutazione di risorse didattiche volte all’insegnamento del pensiero critico sui temi della salute agli studenti della scuola secondaria, ha sottolineato il plus valore delle risorse didattiche costruite attraverso la collaborazione di ricercatori e insegnanti, applicate attraverso progetti pilota e migliorate attraverso prove ed errori, nonché una metodologia di studio rigorosa degli effetti delle risorse didattiche (cioè la conduzione di RCTs).
  • Sia Allen Nsangi che Sarah Rosenbaum hanno proposto di estendere i concetti chiave del pensiero critico sulle informazioni e decisioni di salute: la prima attraverso l’estensione dell’insegnamento del curriculum IHC all’intero ciclo della scuola primaria, quindi non a partire dai 10 anni, ma, gradualmente, dai 6; la seconda attraverso un maggiore coinvolgimento dei parenti e delle famiglie.
  • Leila Cusack (Health HAAC, centre for Evidence Based Practice, Australia) ha sottolineato la difficoltà di far comprendere a interlocutori non di estrazione sanitaria l’importanza dell’educazione alla health literacy e il fatto che questi progetti fanno fatica a trovare finanziamenti.

E’ stata una discussione molto interessante, piacevole da seguire e davvero di inspirazione per chi voglia dedicarsi a questi temi. Se vi va, potete rivederla a questo link: https://bit.ly/3UuP78I

Camilla Alderighi
Raffaele Rasoini

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