I dati degli studi clinici dovrebbero essere pubblicamente disponibili? Il mondo della ricerca indipendente ha sempre chiesto a gran voce questa disponibilità, evidenziando i ben noti rischi legati alla pubblicazione selettiva dei risultati. Negli ultimi mesi ci sono state a questo riguardo delle importanti novità, che provo a sintetizzare di seguito per chi avesse perso le precedenti puntate.

In Europa c’è stata una importante novità a livello legislativo: la vecchia Direttiva comunitaria del 2001 sugli studi clinici sarà presto sostituita da un Regolamento approvato lo scorso aprile, che sarà direttamente applicabile in tutta la UE e che finalmente prevede la registrazione di tutti gli studi in un database europeo a partire dal 2016 e la loro pubblicazione entro un anno dalla loro conclusione.1

La European Medicines Agency (EMA) sembrava aver anticipato questo orientamento più trasparente già nel 2010 quando, in risposta a critiche2 ricevute dal Mediatore Europeo (Ombudsman, una sorta di difensore civico in ambito comunitario), cambiò la sua politica per quanto riguarda la divulgazione dei clinical study reports (CSR) rendendoli disponibili su richiesta.3 Un buon esempio di quanto ciò possa essere utile alla ricerca è rappresentato dalla recente revisione Cochrane sugli antivirali nell’influenza, realizzata usando tutti i dati dei CSR e non solo i dati che gli sponsor hanno deciso di pubblicare (per la cronaca, i risultati di questa revisione indicano una limitata efficacia dei trattamenti).4 L’EMA nel 2013 aveva promosso una ulteriore estensione di questo principio, proponendo la disponibilità dei CSR in modo proattivo, indipendentemente da richieste specifiche.5 Un contesto particolarmente favorevole a questo orientamento sembrava inoltre definito dalla decisione della Corte di Giustizia Europea, che in novembre 2013 aveva rigettato in prima istanza le richieste delle aziende AbbVie e Intermune, che avevano citato in giudizio l’EMA in base all’assunto che con questa nuova policy avrebbe favorito il rilascio di dati ritenuti commercialmente sensibili.6

Tutto bene dunque? Purtroppo no: il mese scorso l’EMA ha annunciato tre sostanziali modifiche alla promessa politica di pubblicazione proattiva dei dati:7 1) i richiedenti dovranno sottoscrivere dei “termini di utilizzo”, riconoscendo che l’informazione è protetta da copyright e può essere considerata commercialmente sensibile, e accettando di fatto di poter essere citati in giudizio nei casi in cui si riscontrassero violazioni in tal senso; 2) i dati saranno resi disponibili attraverso report modificati dalle aziende, nei quali alcuni dati potranno essere espunti se ritenuti commercialmente sensibili (ad esempio, su metodi statistici “innovativi” e su endpoint “esplorativi” su nuovi utilizzi); 3) i ricercatori non potranno scaricare e salvare i dati, che saranno visibili solo “a schermo”, e non potranno neanche fotografarli, per cui tali dati saranno pressoché inutilizzabili. Questo triplo salto mortale all’indietro è particolarmente sorprendente se si considera il contesto favorevole descritto prima; le stesse ditte AbbVie e Intermune avevano oramai ritirato la loro causa legale contro EMA.8 I maligni dicono che questo ritiro sarebbe stato tuttavia preceduto da un accordo sottobanco per modificare la politica sui dati nel modo descritto,9 e che sarebbe stato favorito dalla presenza di un nuovo capo degli affari legali di EMA, non a caso proveniente dal mondo dell’industria farmaceutica.19

Qual è la situazione adesso? Grandi proteste si sono ovviamente levate non solo dal mondo della ricerca, ma anche dall’Ombudsman europeo, che ha inviato una lettera al Direttore dell’EMA Rasi esprimendo preoccupazione per ciò che ridurrebbe (invece che aumentare, come sostenuto da Rasi) il diritto dei cittadini europei a un’informazione trasparente.11 Nella sua risposta Rasi ha ribadito, senza fornire argomenti specifici a supporto, il suo punto di vista, secondo cui le nuove regole aumenterebbero la trasparenza cercando allo stesso tempo di soddisfare principi o richieste promossi dalla Commissione Europea di protezione dei dati commercialmente sensibili in base agli accordi internazionali in essere (ad esempio, il TRIPS agreement).12 L’Ombudsman ha quindi inviato a stretto giro una lettera al presidente della Commissione UE Barroso per ottenere chiarimenti su quali contatti siano intercorsi tra la Commissione e l’EMA (per capire se ci possano essere effettivamente state delle influenze della Commissione sul cambio di strategia all’EMA).13 Nel frattempo, la pressione di gruppi di ricercatori a livello internazionale ha prodotto una serie di lettere nelle quali si chiede con forza ad EMA di rivedere le sue posizioni.14,15

Le varie proteste e preoccupazioni hanno avuto effetto? Apparentemente si, visto che nella riunione del Management Board dell’EMA del 12 giugno scorso (che avrebbe dovuto ratificare il passo indietro sulla trasparenza) sembra essere stato accettato quello che può essere definito come principio di “scaricabilità” dei dati, o di un loro utilizzo effettivo piuttosto che possibile solo in teoria.16 Basterà alla sanità pubblica per cantare vittoria? Bisognerà vedere come questo principio, enunciato in un comunicato stampa, sarà tradotto nei documenti ufficiali che dovrebbero essere presto disponibili. Dati i trascorsi, bisognerà che la comunità scientifica resti con gli occhi bene aperti, come in una ulteriore successiva replica ha scritto l’Ombudsman,17 e anzi torni a dar battaglia sugli altri due elienti chiave di una politica trasparente solo nelle parole di chi la difende. In particolare:

  • i dati scientifici, ottenuti grazie alla partecipazione dei cittadini agli studi, rappresentano un bene pubblico, sono di pubblico interesse e non possono essere considerate come oggetto di copyright e soggetti a termini di utilizzo e minacce di ritorsioni legali.18 Gli accordi commerciali come il TRIPS proteggono giustamente i detentori di brevetto dall’uso dei propri dati da parte di competitori che vogliano utilizzarli per la registrazione dei loro prodotti (concorrenza sleale), come specificato dall’articolo 39.3;19 ma questo tipo di dispute viene affrontato nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e dare una interpretazione restrittiva al concetto di protezione di dati scientifici che riguardano la salute va contro ciò che è specificato nello stesso articolo 39.3, quando si cita la necessità di utilizzo dei dati per la protezione dei cittadini. Nella sua risposta all’Ombudsman, il Direttore dell’EMA ha fatto riferimento a pressioni della Commissione Europea per rimanere aderenti a questi accordi ma, per i motivi appena esposti, sembra improbabile che la Commissione possa aver esercitato simili pressioni in base al proprio ruolo. È invece evidente come delle pressioni siano state esercitate dalle lobbies interessate20,21
  • la modifica dei CSR da parte delle ditte (ad esempio sulla scelta degli esiti, o sulle analisi statistiche) non è giustificabile dal punto di vista della salvaguardia di dati commercialmente sensibili. Un doppio binario – l’esistenza di CSR sui quali EMA decide per la registrazione dei farmaci e di altri CSR rivisti per i ricercatori – sembra solo offrire la possibilità agli sponsor di fornire dati addomesticati alla comunità scientifica e ai decisori, sottraendo i dati originali agli occhi “indiscreti” dei ricercatori indipendenti.

A proposito di occhi, serve mantenerli bene aperti?22 Può darsi, a giudicare dagli esiti – pur non del tutto soddisfacenti – della riunione EMA del 12 giugno, nella quale non si è potuto far finta che l’Ombudsman, anche opportunamente stimolato da vari gruppi di ricercatori (da AllTrials15 a ISDB/HAI & C14 e altri23) non abbia detto niente. Restare vigili può essere importante, e magari anche un po’ di garbata ironia (come quella di ricercatori tedeschi dell’Institute for Quality and Efficiency in Health Care, che sul loro sito hanno rappresentato la situazione con una serie di immagini da non perdere24) può servire a diffondere e rafforzare la consapevolezza che le decisioni che tra poco l’EMA dovrà ratificare sono molto importanti. Quindi… nessun dorma!

Una nota di
Giulio Formoso

Bibliografia

1 http://www.ema.europa.eu/ema/index.jsp?curl=pages/news_and_events/news/2014/05/news_detail_002112.jsp&mid=WC0b01ac058004d5c1
2 http://www.ombudsman.europa.eu/cases/draftrecommendation.faces/en/4883/html.bookmark
3 http://www.ema.europa.eu/ema/index.jsp?curl=pages/news_and_events/news/2010/11/news_detail_001158.jsp&mid=WC0b01ac058004d5c1
4 Jefferson T, Jones MA, Doshi P, Del Mar CB, Hama R, Thompson MJ, Spencer EA, Onakpoya I, Mahtani KR, Nunan D, Howick J, Heneghan CJ. Neuraminidase inhibitors for preventing and treating influenza in healthy adults and children. Cochrane Database of Systematic Reviews 2014, Issue 4. Art. No.: CD008965. DOI: 10.1002/14651858.CD008965.pub4.
5 http://www.ema.europa.eu/ema/index.jsp?curl=pages/news_and_events/news/2012/11/news_detail_001662.jsp&mid=WC0b01ac058004d5c1
6 http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:62013CO0389
7 Torjesen I. European drug agency backtracks on plan to give researchers access to clinical trial reports. BMJ 2014;348:g3432
8 Dyer C. Drug company drops case after EMA agrees to redactions in some documents to be published. BMJ 2014;348:g2632
9 Doshi P. EMA policy on transparency is “strikingly” similar to deal struck with drug company, say experts. BMJ 2014;348:g3852. Disponibile su http://www.bmj.com/content/348/bmj.g3852
10 http://openmedicineeu.blogactiv.eu/2014/05/23/transparency-why-the-change-in-ema-policy/
11 http://www.ombudsman.europa.eu/en/press/release.faces/en/54348/html.bookmark
12 http://www.ombudsman.europa.eu/en/resources/otherdocument.faces/en/54537/html.bookmark
13 http://www.ombudsman.europa.eu/resources/otherdocument.faces/en/54531/html.bookmark
14 http://english.prescrire.org/en/79/207/46302/3553/3303/SubReportDetails.aspx
15 http://www.alltrials.net/news/ema-data-sharing-policy-could-put-transparency-at-risk/
16 http://www.ema.europa.eu/ema/index.jsp?curl=pages/news_and_events/news/2014/06/news_detail_002124.jsp&mid=WC0b01ac058004d5c1
17 http://www.ombudsman.europa.eu/en/resources/otherdocument.faces/en/54540/html.bookmark
18 http://scholarship.law.duke.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=2749&context=faculty_scholarship
19 http://www.wto.org/english/docs_e/legal_e/27-trips_04d_e.htm
20 http://www.efpia.eu/mediaroom/118/44/EFPIA-Response-to-EMA-Consultation-on-the-Publication-and-Access-to-Clinical-Trial-Data
21 http://www.plos.org/wp-content/uploads/2014/05/PhRMA_Comments_to_USTR_on_TTIP.pdf
22 http://blogs.bmj.com/bmj/2014/06/13/tom-jefferson-and-peter-doshi-emas-double-u-turn-on-its-peeping-tom-policy-for-data-release/
23 http://www.bmj.com/tamiflu/ombudsman/rr/699982
24 "Just look, but don’t touch: EMA terms of use for clinical study data are impracticable". Disponibile su https://www.iqwig.de/en/press/ema_use_of_study_data.6118.html