Va Pensiero 23 aprile 2015

“Sorridente, brillante, erudito”: questo il giudizio di Richard Smith su John Ioannidis. “Ascoltarlo è come assistere ad una splendida esecuzione lirica o guardare una partita di calcio appassionante: ti senti ispirato, incoraggiato e privilegiato. E, sebbene mai lo direi per una relatrice donna, per Ioannidis mi sento di poterlo dire: è un cucciolotto da abbracciare per la sua capacità di essere vivace in una maniera così leggera e attraente”.

Ioannidis sarà in Italia il 22 maggio, a Torino, per la Riunione annuale della Associazione Alessandro Liberati – Network Italiano Cochrane. Si parlerà di costi della sanità, delle opportunità che abbiamo per contenerli, dell’importanza di tutelare il diritto alla salute e all’assistenza e degli sprechi che condizionano non soltanto l’appropriatezza clinica ma anche i progetti di ricerca.

Il convegno di Torino, però, sarà un’occasione unica anche per conoscere da vicino uno dei protagonisti del confronto che inquieta la comunità scientifica internazionale: ad essere sotto accusa sono il sistema di produzione di dati e informazioni, i meccanismi che premiano la quantità degli studi invece della loro qualità e le dinamiche che fanno ritenere che il 75% dei finanziamenti per la ricerca sia, di fatto, sprecato.

Cinquantenne, nato a New York ma cresciuto a Atene, Ioannidis è stato chiamato a dirigere il Meta-Research innovation Center all’università di Stanford. Sotto gli eucalipti di Palo Alto, continua a occuparsi con determinazione della ricerca … sulla ricerca. La sua esperienza di metodologo clinico è emersa lo scorso anno come primo firmatario di uno degli articoli che hanno costruito il dossier sugli sprechi nella ricerca pubblicato sul Lancet. Un commento recentissimo sul Hastings Center Report sostiene provocatoriamente che è probabilmente dagli studi con esiti negativi che possono giungere le informazioni più preziose per la ricerca traslazionale. Coinvolto nella redazione collettiva delle nuove Users’ Guides, ha partecipato alla preparazione del contributo dedicato all’utilizzo consapevole delle revisioni sistematiche e delle meta-analisi. Uno dei suoi bersagli preferiti è la ricerca nutrizionale: un campionario di distorsioni, associazioni poco plausibili, risultati parziali che – a dispetto della loro scarsa qualità – godono di una vasta eco che finisce col condizionare gli stili di vita di milioni di persone.

Ciò che si osserva in campo nutrizionale, però, è di fatto comune a gran parte della ricerca biomedica: la maggioranza dei risultati a cui giungono gli studi è falsa o, comunque, destinata a essere presto contraddetta. Lo studio uscito su PLoS Medicine con cui Ioannidis denunciava una situazione critica ha suscitato commenti e critiche ma è tra i più citati della rivista della Public Library of Science. A distanza di qualche anno la situazione non è cambiata, come ha confermato un intervento uscito su Scientific American: sistemi premianti mal concepiti e conflitti di interessi sono alla base di una situazione ormai insostenibile.

Sono sempre più numerose le voci che sollecitano ad essere più selettivi nel giudicare la necessità dei nuovi progetti di studio: less is more e choosing wisely sono due mantra che ben si applicano non solo alla clinica ma anche alla ricerca. Probabilmente, però, con un’eccezione: la ricerca sulla ricerca. Soprattutto se fatta da gente seria, brillante e … coccolosa come John Ioannidis.

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