E’ di pochi giorni fa l’uscita della nuova revisione sistematica Cochrane sull’efficacia degli interventi scolastici per la prevenzione dell’iniziazione al fumo di tabacco (Thomas 2013). E’ un fatto importante: il tabacco uccide precocemente più di 60000 persone ogni anno in Italia, ed è una dipendenza da cui è difficile uscire. Da qui la rilevanza per il nostro sistema sanitario degli interventi per prevenire l’iniziazione all’uso di tabacco. E anche il ruolo essenziale della scuola, unico sistema che intercetta virtualmente tutti i giovani proprio nell’età dell’adolescenza, in cui più dell’75% dei fumatori incomincia a fumare.

La revisione di Thomas conclude che i programmi di prevenzione scolastica riducono significativamente il numero di giovani che iniziano a fumare, in particolare fra quelli che non hanno mai fumato prima dell’intervento.

Sigaretta
La storia di questo tipo di programma è lunga: è iniziata negli anni ’60 con interventi informativi dall’efficacia sconfortante, ed è continuata con lo sviluppo di programmi sempre più complessi (fin dal capostipite, e peraltro ancora controverso, Life Skills Training di Gilbert Botvin), più o meno ancorati alle teorie recenti che spiegano i determinanti dei comportamenti umani. Grazie alla revisione di Thomas, dopo anni in cui l’efficacia di questi interventi è stata sovente contestata, oggi possiamo dire che alcuni interventi sono certamente efficaci. Ma non tutti!

La revisione ha analizzato dati ricavati da 134 studi di 25 paesi diversi, che hanno coinvolto 428.293 giovani tra i 5 e i 18 anni. Alcuni interventi mirati a sviluppare competenze e abilità sociali (social skills and social competencies) o competenze di resistenza alla pressione sociale (resistance skills) sono efficaci nel ridurre l’iniziazione (OR 0,49; IC95% 0,28-0,87).

Invece quelli basati sulla sola informazione, solo sulla teoria dell’influenza sociale o sono limitati a sviluppare le abilità di resistenza non sembrano essere efficaci.

Altre due informazioni sono preziose nel definire il quadro complessivo dell’efficacia degli interventi: i booster, cioè i rinforzi del programma originale, che sovente seguono l’intervento principale gli anni successivi, non hanno dimostrato effetti, così come gli interventi multimodali, accompagnati cioè da componenti extrascolastiche, come quelle famigliari o comunitarie.

Per precisare meglio il quadro dobbiamo però aggiungere che molti interventi, anche fra quelli appartenenti alla tipologia più efficace (social skills and social competencies), non hanno mostrato effetti, e altri addirittura hanno dimostrato franchi effetti dannosi, aumentando in modo significativo l’iniziazione al tabacco.

Il quadro è quindi complesso, tale da disorientare chi, con le migliori intenzioni (e dopo aver affrontato le 425 pagine della revisione!), vuole selezionare interventi contro il fumo ancorati su dati scientifici. Due solide indicazioni però emergono, a mio parere, dalla revisione:

  • non si può presumere che gli interventi scolastici contro il fumo, anche quelli basati sulle teorie più accreditate, siano sempre efficaci. Solo la conduzione di interventi che siano già stati valutati può assicurare un effetto preventivo;
  • è quindi necessario mettere a disposizione della scuola un set di programmi efficacia fra cui scegliere, che devono essere selezionati dalla revisione di Thomas;
  • ma la ricerca deve continuare a sottoporre a rigorosa valutazione ogni nuovo intervento che abbia sia promettente per supporto teorico e accettazione dal parte della scuola.

Thomas RE, McLellan J, Perera R. School-based programmes for preventing smoking. Cochrane Database of Systematic Reviews 2013, Issue 4.

Commento a cura di Fabrizio Faggiano.