Le multinazionali del tabacco puntano sempre di più sulla promozione di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, spesso con campagne pubblicitarie mirate ai giovani. L’Associazione Alessandro Liberati – Cochrane Affiliate Centre fa appello alla politica affinché mostri maggior sensibilità e un atteggiamento etico su questo tema.

Negli ultimi tempi in molte città italiane sono comparsi, spesso nei pressi delle fermate degli autobus, i cartelloni di una campagna pubblicitaria raffiguranti ragazze e ragazzi di giovane età con in mano un device per il tabacco riscaldato. In altri casi, invece, la promozione di questi prodotti avviene direttamente sui social media, particolarmente seguiti dai giovani, o attraverso trasmissioni televisive di grande successo, come ad esempio Amici.

Grazie a una maggiore consapevolezza dei danni del fumo e alle politiche di contrasto al tabagismo, infatti, il mercato delle sigarette tradizionali è in una fase di continua contrazione. Le multinazionali del tabacco stanno quindi diversificando la propria offerta, puntando su sigarette elettroniche (che utilizzano liquidi con o senza nicotina) e tabacco da riscaldare (in inglese heated tobacco products o HTP) per recuperare le fette di mercato perse.

“Questi prodotti sono spesso presentati come alternative meno dannose (o addirittura non dannose) delle sigarette tradizionali o come strumenti utili per smettere di fumare”, spiega Giulio Formoso, vicepresidente dell’Associazione Alessandro Liberati – Cochrane Affiliate Centre e autore, insieme a Giuseppe Gorini e Silvano Gallus, di un articolo sul tema uscito di recente su Scienza in Rete. “Il marketing punta su questo concetto, in modo che ‘meno pericoloso per il fumatore che non può smettere’ diventi ‘quasi innocuo per tutti’.Tuttavia, le sigarette elettroniche emettono sostanze potenzialmente tossiche mentre il tabacco riscaldato rilascia alcune delle stesse sostanze dannose presenti nel fumo di sigaretta”.

Non a caso importanti organizzazioni scientifiche internazionali, tra cui l’Accademia delle Scienze, Ingegneria e Medicina americana e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno bocciato l’utilizzo delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato come possibili alternative meno dannose per i fumatori o come possibili strumenti di sanità pubblica.

“Non esistono evidenze che questi prodotti possano ridurre i danni associati al fumo di sigaretta né è stato dimostrato, in studi indipendenti da conflitti di interesse, che essi possano facilitare la disassuefazione dal fumo di sigaretta o evitare recidive”, sottolinea Formoso. “Al contrario, uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto Mario Negri ha messo in evidenza come nel nostro Paese chi utilizza sigarette elettroniche e tabacco riscaldato ha un rischio maggiore di iniziare a fumare sigarette tradizionali odi continuare o ritornare a fumarle”. Tutto ciò è stato da tempo denunciato da Tobacco endgame, un’alleanza di società scientifiche indipendenti, sul cui sito web sono disponibili ulteriori approfondimenti.

Le istituzioni politiche dovrebbero quindi intervenire per ridurre il consumo e la diffusione di questi prodotti. Andrebbero in primo luogo ridotti, o meglio del tutto eliminati, i benefici fiscali e regolatori di cui godono le aziende che li producono. Ad esempio, in Italia l’accisa per le sigarette tradizionali è oggi al 58%, mentre quella per l’HTP è al 17%. Oltre a non essere giustificabili da un punto di vista di salute pubblica, questi benefici rendono sigarette elettroniche e tabacco da riscaldare maggiormente accessibili ai giovani, spesso esposti a pubblicità fuorvianti che andrebbero vietate.

“Ma bisognerebbe anche agire sui conflitti di interesse dei decisori politici e sulle resistenze che da questi derivano – conclude Formoso – condannando le sovvenzioni che diverse forze politiche hanno ricevuto e ricevono dalle multinazionali del tabacco, ostacolando le attività di lobby indirizzate ai politici e impendendo le sponsorizzazioni delle aziende produttrici ai congressi delle società scientifiche”.

Comunicato stampa